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LUOGHI PICENI

ARTE, STORIA E VECCHI ALAMBICCHI

L’uomo e la natura in perfetta armonia da quasi tremila anni. I resti di antiche città riportati alla luce, monasteri e castelli in perfetto stato, alambicchi che non hanno mai smesso di funzionare. Vino cotto, Mistrà, Elisir

Fu località di massima importanza strategica. Appartenne alla famiglia dei Brunforte. Nel 1360 il condottiero Filippo, Patrizio di Massa con un migliaio di armigeri occupa Ascoli Piceno. Nel 1507, gli statuti di fermo inseriscono Massa tra i castelli minori. La fine dell’antico e glorioso castello medievale. La nobiltà del castello è confermata dalla porta di S. Antonio munita ancora di merli e di arco ogivale, testimonianza del castello trecentesco del Brunforte. La chiesa parrocchiale al cui interno sono custoditi un polittico di Carlo Crivelli, una tela di Sebastiano Ghezzi e una Madonna con Bambino ed Angeli di Vittore Crivelli. La Pinacoteca è ricca di tele tra cui una Adorazione del Bambino del Perugino, altre di Vincenzo Pagani, una resurrezione di Andrea de Magistri e reperti

Città picena poi romana, conserva l’originaria struttura urbanistica e gode di posizione panoramica. Da visitare le Chiese di S. Francesco, S. Maria, Il castello ed il Palazzo Comunale. Famosa e antica la produzione del vino cotto di cui veniva fatto un uso particolare , caratteristico di Loro. Quando nasceva un bambino, la nonna, la mamma o la comare si riempiva la bocca di vino cotto riscaldato e lo spruzzava sul sederino del bambino che veniva massaggiato. Questo perché era credenza popolare che i massaggi col vino cotto caldo servivano per irrobustire Ie gambe del piccolo. Il sederino così rinforzato poteva subire qualche sonora sculacciata che veniva data da un genitore accompagnata in modo scherzoso da un’antichissima nenia paesana "Batticulellu che adesso è tenerello, quando e più dduru non se vatte più lu culu".




Centro di soggiorno montano sull’omonimo lago. Monumenti: Rudere del castello dei conti Magalotti (sec. XIV) su di un poggio con bellissima vista sul lago, chiese di San Paolo (sec. XV), San Marco (sec. XI-XII) e il Santuario del Beato Ugolino (residuo dell’antico monastero benedettino).




Il paesaggio che ci troviamo di fronte, nonostante sia estremamente vario ed interessante, è certamente ben differente da quel paludoso ambiente che videro i primi monaci cistercensi quando nel 1142 arrivarono all’Abbadia di Fiastra. Provenienti dall’Abbazia di Milano, decisero di edificare il loro monastero "cavando" le pietre dai resti della vicina città romana di Urbs Salvia. L’abbazia conobbe una rigogliosa floridezza per oltre tre secoli, tanto che arrivò ad avere ben trentatrè, fra chiese e monasteri dipendenti. Nel 1422 fu però saccheggiata da Braccio da Montone. Terminò così l’autonomia del monastero che per i successivi centoventicinque anni ebbe a capo otto Cardinali Commendatari, in genere appartenenti a famiglie romane molto potenti. Nel 1581 l’abbazia fu affidata alla Compagnia di Gesù; nel 1773 fu ceduta alla nobile famiglia Bandini e quindi per volontà dell’ultimo erede, alla omonima Fondazione agraria che tuttora l’amministra. La lunga e ricca storia di questo angolo di civiltà è raccontata da ben 3194 pergamene oggi conservate nell’archivio di stato di Roma, conosciute come ìcarte fiastrensiì. Il ricchissimo Palazzo dei Principi giustiniani bandini, edificato nel 1773, ha visto passare illustri Re, come Girolamo di Westfalia, Musicisti insigni come Wagner, che qui tenne anche concerti, e persino un santo, Vincenzo Strambi. L’Abbadia di Fiastra è inoltre arricchita da un museo della civiltà contadina, uno di storia naturale ed uno di archeologia.







Nucleo urbano assai pittoresco per la sua posizione panoramica e l’unità ambientale. Fu fondata dai superstiti della città romana distrutta ad opera dei Barbari nel V sec. d.C. L’imponente Rocca Medievale è davvero notevole. di eccezionale interesse i ruderi dell’antica Urbs Salvia: Anfiteatro romano (70 d.C.), l’asse maggiore della Cavea è di mt. 93,50; Edificio a nicchioni; Acquedotto e cisterna di distribuzione (2 vani comunicanti lunghi mt. 51, larghi mt. 4,20, alti mt. 4,10); Criptoportico del I sec. d.C.; Resti di mura, Torri e BastioniÉ questi ed altri preziosi reperti fanno di Urbisaglia il massimo documento archeologico delle Marche.





E' a circa 7 Km. dalla cittadina di Tolentino, si presenta come una poderosa costruzione quadrilatera merlata con un alto mastio. Nel 1377 nei paraggi si svolse una battaglia tra le truppe di Rodolfo di Varano e quelle di un tal conte Luzzo che comandava truppe tedesche e nel 1433 Francesco Sforza, sempre nella piana della Val di Chienti combattè contro Niccolò Piccinino. Ma certamente la battaglia che ha "consacrato" il Castello e gli ha dato vera notorietà è stata l’ultima, quella generosamente combattuta per tre giorni da Gioacchino Murat contro un esercito austriaco superiore di gran lunga per uomini e mezzi. Correva l’anno 1815. Gli abitanti della zona cantano ancora: "Tra Macerata e Tolentino finì il Re Gioacchino e tra il Chienti e il Potenza finì l’indipendenza."




Pittoresco nell’antica struttura medioevale culmina nella Piazza Alta (chiese di S. Maria Assunta, sec. XIII, di S. Francesco, sec. XIV; Palazzo del Popolo, Palazzo dei Priori, Palazzo del Podestà, Pinacoteca e Biblioteca). E' un centro climatico estivo, rinomate le sue acque minerali di S. Giacomo, ed attrezzata stazione di sport invernali (impianti di risalita a Sassotetto ed alla Maddalena). Monumenti: Chiesa di S. Agostino con annesso convento (1424), Loggia trecentesca. Nel territorio comunale l’Abbazia di Piobbico (1034).



Piccolo centro d’alta collina d’interesse paesaggistico ove si producono 2 famosi liquori: un "Mistrà" ed un amaro. Nel comune varie ed interessanti frazioni da visitare: S. Maroto con la la chiesa romanica di S. Giusto, l’edificio è del 1200. Pontelatrave dove c’è un bel Convento fondato da S. Francesco, realizzato tra il XIII e il XIV secolo; Castello, paese che mantiene intatta la struttura di antico castello feudale. A Beldiletto, infine, un Castello fatto edificare nella seconda metà del 1300 da Giovanni da Varano e, poco lontano, un vecchio mulino ad acqua. A Pievebovigliana ha sede la distilleria Varnelli. Girolamo Varnelli, il fondatore, era un erborista originario di Cupi di Visso; la sua prima produzione a base di erbe e radici dei Sibillini nella seconda metà del secolo scorso, fu l’Amaro Sibilla cui seguì il liquore che più si sarebbe affermato, diventando quasi un simbolo della marchigianità, anche per il forte legame con le rudimentali ma assai diffuse tradizioni di distillazione presenti nelle campagne. Parliamo del Mistrà, naturalmente, che veniva prodotto artigianalmente dai contadini. e che Varnelli seppe interpretare in una versione secca ancora oggi apprezzata per l’equilibrio aromatico e la freschezza. Interessante è visitare la distilleria tra Luglio e Settembre perché in quei mesi è possibile acquistarvi essenze, lavanda grezza e infiorescenze officinali.