Via Ponchielli, 5 - San Benedetto del Tronto

L'Hotel | La Cucina | La Spiaggia | Tariffe | News | Info

LUOGHI PICENI

LA VALLE INCANTATA

Un susseguirsi di dolci colline e lievi pendii, queste strade si dovrebbero percorrere in carrozza. La pratica secolare dell’agricoltura con poderi e case sparse ha arricchito il territorio di un ordinato paesaggio agrario e di antichi casolari, un’insieme integrato ed armonioso, vivificato dalla presenza millenaria dell’uomo che ha modellato il paesaggio naturale adeguandolo alle sue necessità senza stravolgerne gli equilibri.I prodotti della Val d’Aso sono ben noti ovunque per la loro qualità.



Posto, come scriveva Piovene, in un punto in cui il mare, campagna e collina selvaggia e boscosa si incontrano in una sintesi di rara bellezza. Nel medio evo si chiamava “Campus” (campo di tintori) sottolineando la particolare attività artigianale della zona. Fu feudo farfense e l’Abbazia ne fece uno dei centri più importanti. Nel 1342 si dà propri Statuti ed il comune viene amministrato con podestà ed un castellano. Conserva resti del Castello medievale, il maestoso arco gotico, una cisterna romana, residenze rurali del sec. XVI e un casino di caccia coevo. Da visitare la Chiesa Abbaziale di S. Bartolomeo ove si conservano (nell’abside) affreschi del Fontana (1504-1505). Campofilone va nota per i suoi maccheroncini che vengono esaltati nel corso di una rinomata Sagra nazionale (prima decade d’agosto). Nella pantagruelica “spaghettata” si sottolineano le caratteristiche di pasta pregiata (uova) e la digeribilità (taglio a capello d’angelo) che ne fanno un piatto veramente eccezionale.


Posta su di uno strapiombo e gode di una mirabile passeggiata panoramica fiancheggiata da pini. La chiesa Collegiata di S. Lucia conserva numerose tele e tempere di Luigi Fontana, un S. Ludovico da Tolosa, S. Chiara e S. Giacomo della Marca di Carlo Crivelli e l’abside conserva il duecentesco Portale della Pinnova, adorno di bassorilievi figurati; la Sala del Carolis espone 88 quadri del pittore concittadino Adolfo de Carolis e numerose sue stampe sono nel Palazzo Municipale; la chiesa di S. Francesco vanta un elegante interno barocco.



Situato a circa 15 km. dal mare. Nel medio evo il suo nome era “Castrum Guardiae”, ma il popolo lo schiamava Carrascale o Carnassale. Attualmente sono evidenti due nuclei: uno di origine feudale detto “Castello Vecchio” ed uno di origine medioevale detto “Castello Nuovo”. Presso il Castello Nuovo vi sono resti di mura fortificate dei secoli XIV e XV, i cosiddetti “Camminamenti Militari”. Presso il Castello Vecchio la facciata del palazzo che fu dimora di Boffo da Massa, signore di Carassai dal 1381 al 1387. Vi si incontra poi la Chiesa di S. Lorenzo del 1196. Al suo interno una tela di V. Pagani di Monterubbiano (1490-1568) ed una tela della scuola del Pomarancio del secolo XVII. La chiesa di S. Maria del Buon Gesù risale probabilmente al secolo XV. A qualche km. si incontra il castello medievale di Rocca Monte Varmine del sec. XIV con resti del X. Nel secolo scorso vi è stata ritrovata la “Bombardella Manesca” datata 1341, la prima arma



Il paesaggio che ci troviamo di fronte, nonostante sia estremamente vario ed interessante, è certamente ben differente da quel paludoso ambiente che videro i primi monaci cistercensi quando nel 1142 arrivarono all’Abbadia di Fiastra. Provenienti dall’Abbazia di Milano, decisero di edificare il loro monastero "cavando" le pietre dai resti della vicina città romana di Urbs Salvia. L’abbazia conobbe una rigogliosa floridezza per oltre tre secoli, tanto che arrivò ad avere ben trentatrè, fra chiese e monasteri dipendenti. Nel 1422 fu però saccheggiata da Braccio da Montone. Terminò così l’autonomia del monastero che per i successivi centoventicinque anni ebbe a capo otto Cardinali Commendatari, in genere appartenenti a famiglie romane molto potenti. Nel 1581 l’abbazia fu affidata alla Compagnia di Gesù; nel 1773 fu ceduta alla nobile famiglia Bandini e quindi per volontà dell’ultimo erede, alla omonima Fondazione agraria che tuttora l’amministra. La lunga e ricca storia di questo angolo di civiltà è raccontata da ben 3194 pergamene oggi conservate nell’archivio di stato di Roma, conosciute come ìcarte fiastrensiì. Il ricchissimo Palazzo dei Principi giustiniani bandini, edificato nel 1773, ha visto passare illustri Re, come Girolamo di Westfalia, Musicisti insigni come Wagner, che qui tenne anche concerti, e persino un santo, Vincenzo Strambi. L’Abbadia di Fiastra è inoltre arricchita da un museo della civiltà contadina, uno di storia naturale ed uno di archeologia.




Sorge sulla cima più elevata di quella catena di colli compresa tra le fertili valli dell’Aso e del Tesino, che dai piedi del monte dell’Ascensione giunge, senza soluzione di continuità all’Adriatico. Sorto verso la fine del secolo Vl, successivamente alla invasione longobarda. Della vecchia cinta muraria rimangono resti di mura e torrioni, oltre alla Porta della Vittoria, tuttora abbastanza ben conservata. Da vedere Chiesa Priorale di S. Maria De’ Cellis, convento francescano di S. Tommaso di Canterbury del 1620; Il Palazzo Comunale è di originale architettura composita, con porticato a triplice arco; due a tutto sesto ed uno a sesto acuto. La torre è in aggetto con doppio campanile a vela. Fra i Montedinovesi illustri vanno ricordati in modo particolare: il poeta settecentesco Ignazio Erei; i Pasqualini, fonditori di campane; i Del Duca editori; e gli architetti Pietro e Carlo Maggi (rispettivamente zio e nipote), svizzeri di nascita e montedinovesi di adozione.




Fu fortificata dalle popolazioni delle valli vicine, in fuga dinanzi l’incalzare delle invasioni barbariche. Nel secolo XI divenne feudo dei monaci farfensi e in seguito libero Comune. Il Palazzo Comunale è in cotto ed è datato fine del Settecento; elegante la torre civica. Priorato con logge ed arcate del secolo XVI. Collegiata di San Paolo, seicentesca. Chiesa di San Taddeo del secolo XIV. Chiesa di San Francesco del 1882. Force va nota per l’originale lavorazione artigiana del rame che ebbe particolare splendore ad opera del maestro d’arte spoletano Felice Rosati morto nel 1723. Interessante quanto antico il linguaggio dei ramai. In posizione panoramica quanto mai suggestiva presenta un belvedere (di fianco al Priorato) con vista sull’intera catena dei Sibillini.



Si hanno testimonianze di Santa Vittoria e del suo territorio quanto meno intorno all’anno 700. Nel 980 resistette alla spedizione di Ottone II che intendeva trafugare il corpo di Santa Vittoria, uno dei tanti tentativi ai quali sempre si oppose la fermezza dei santavittoriesi. Quel corpo ritenuto miracoloso e che diede il nome al paese quando vi fu portato nel 920. L’aggiunta della parola Matenano (dal monte omonimo) avvenne dopo l’Unità d’Italia con regio decreto del 1862. Il Comune ha sempre mantenuto nel suo centro storico l’antico tracciato medioevale con numerose case del Rinascimento e le altre interessanti monumentalità. Tra queste, quella che caratterizza la storica cittadina è la Torre di Palazzo (alta metri 27,50) che si collega alle mura di cinta costruite dall’abate Oderisio (1235-1238). I vecchi spalti, del tipo guelfo, furono successivamente trasformati con merli ghibellini. Nell’Archivio del Palazzo Comunale sono custodite pergamene che vanno dal 1212 al 1807 e che testimoniano le attività letterarie ed artistiche in età medioevale. La Collegiata Santa Vittoria risale al 1780 ed ha bellissime linee prospettiche. Conserva l’urna quattrocentesca della Santa nella cripta, sarcofago scolpito in marmo con decorazioni in oro. Interessante il Reliquiario della Sacra Spina, sbalzato in ottone dorato e in argento, costituito da un’urna a tabernacolo poggiante su piede lobato, è arte marchigiana del secolo XV. Nel 1620 I’orafo ascolano Gaetano Chiaravalle vi adatt˜ l’urna del tabernacolo che custodisce una spina di Gesù Cristo. Chiesa di S. Agostino, del secolo XV, su precedente del 1240, in stile romanico-gotica. Vi si conservano una Croce stazionale ed un organo del 1603. 


Si è certi, con notizie storiche probanti, che Montefalcone risale quanto meno all'anno 705 dopo Cristo quando, con l'assegnazione del longobardo Faroaldo II, la "Curtis Montis Falconis" venne attribuita ai monaci fartensi. Il torrione risalente al 1200 fu rifugio del tiranno di Fermo Rinaldo da Monteverde, nella parte più elevata del paese affiorano in notevole quantità fossili risalenti all'età terziaria. Vi si può godere di uno dei più bei panorama delle Marche. Interessante e singolare il FORO del IX secolo, dopo il Passo del Furlo è il secondo esempio in Italia di opera viaria a traforo. Nel CONVENTO DEI FRATI MINORI in località "Luogo di Sasso" (a un chilometro da paese) si conserva un chiostro quattrocentesco. Qui si vuole dimorasse il Beato Matteo da bascio, fondatore dei Frati Minori Cappuccini mentre il convento sarebbe stato voluto da San Francesco d'Assisi.




Il primo nome fu “Comunali di Ascoli”. Le sue origini storiche sono remotissime e si identificano anche con quelle di una rocca potente e temuta: Monte Pasillo. Comunanza è sede della Comunità Montana dei Sibillini. Da vedere il vecchio borgo, i Ruderi del castello, che fu della famiglia Nobili, a un chilometro dal paese sul Monte Pasillo e Il vicino Lago di Gerosa che oltre alla funzione idroelettrica consente risvolti turistici anche con gare di pesca. A Colle Terme (chilometri 1,5 dal paese) resti di terme romane, rinvenuti con scavi archeologici, a conferma dell’origine romana del paese.